Sull’attesa e sulla disinformazione.

Ti sei mai fermata a guardare una formica?” Feci questa domanda tanti anni fa ad una amica cantante, mentre parlavamo di come si tendeva ad usare il tempo in modo frenetico e di come, forse, ci si fermava troppo poco a guardare il mondo intorno a noi. Era la metà degli anni 90, quando internet iniziava a diffondersi e Marc Zuckerberg aveva forse poco più di 10 anni.

La diffusione della rete e, soprattutto, l’avvento della combinazione “smartphone” e “social network” ha avuto un effetto ancora più devastante sulla gestione del tempo e, soprattutto, sull’attesa. Alessandro Rocco di W La Dislessia! un annetto fa ha scritto un fantastico post sull’argomento (vi consiglio vivamente di leggerlo, soprattutto se avete figli).

Estrapolando alcuni dei concetti espressi da Alessandro ed associandoli ad alcune cose che ho notato in questi giorni sui social mi è venuta la voglia di prendere la tastiera e scrivere questo post.

In questi giorni, da quando è cambiato il governo e, soprattutto, è completamente cambiata la strategia verso i migranti, sono ripresi a moltiplicarsi le notizie sui loro sbarchi e di come ci stiano invadendo da “quando Salvini non c’è”. E anche diversi contatti che ho nella mia bolla hanno scatenato i loro “click” sul bottone “condividi” su questo genere di notizie, spesso senza leggerle o senza verificarle.

E così ecco che mi trovo un link ad un blog che ha copiato in toto (errori inclusi) un articolo ripreso da una fonte si pseudogiornalismo rinomata per propinare bufale xenofobe. Il post racconta di un episodio in uno studio televisivo, ovviamente decontestualizzandolo e riportando solo alcune frasi estrapolate dalla trasmissione, ma si è ben guardato da postare alcun link a conferma di quello che stava affermando.
Oppure un articolo, anche questo preso da una fonte casuale, che parla dei “canali umanitari dell’Unhcr“, presentandolo con due righe che mettevano in evidenza come questi canali fossero il triste risultato del nuovo corso di “permissivismo” derivato dal cambio del governo. La cosa incredibile è che all’interno dell’articolo si faceva chiaramente riferimento ad un qualcosa che era già in atto quando al Viminale sedeva (?!) Matteo Salvini.

Purtroppo di situazioni come queste ne vedo quotidianamente, da entrambe le “tifoserie politiche” (si, tifoserie) ed evidenziano proprio quello che Alessandro, nel suo post descrive in modo perfetto:

Non c'è più la pazienza di aspettare, anzi si cerca il "click" per cambiare subito le cose.

La pazienza di aspettare, in questo caso, è il tempo necessario non solo per leggere e comprendere realmente il contenuto dell’articolo, ma anche per fare una verifica sulla veridicità o sulla correttezza di ciò che si è letto, soprattutto valutandone attentamente la fonte.

Già, la fonte. Può far sorridere ma questa è senza dubbio un’informazione a dir poco fondamentale: quale credibilità può avere una fonte che è rinomata e conosciuta solo per essere origine di notizie false o decontestualizzate per essere di parte (non importa quale) e che magari sfrutta tecniche di “click-baiting” solo per raccogliere soldi? E identificarle non è affatto complesso visto che con regolarità diversi siti di debunking (ad esempio BUTAC con la sua Black List) mantengono una pagina che elenca queste fonti poco o per nulla affidabili e credibili.

Che vantaggio si ha a condividere qualcosa subito e senza un minimo di pensiero critico? Perchè non si attende a cliccare sul bottone “Condividi”?
Onestamente non l’ho ancora capito.
Rubo un’ulteriore frase ad Alessandro:

Possiamo usare il bello di questo mondo veloce (lo sto facendo io in questo momento, visto che in pochi istanti arriverò nelle case di molte persone con questo post), ma ricordare il piacere di attendere in vista di un risultato grosso.

Ora se si accetta che il “risultato grosso” possa essere far conoscere a qualcuno una notizia o un’opinione seria e su cui si possa pensare, ecco che questa frase è perfetta anche all’interno di questo ambito.

L’attesa è il tempo che ci dobbiamo prendere per leggere l’articolo a fondo, non il solo titolo, non le prime righe. Tutto. E, a seguire, per fare quelle verifiche necessarie per valutarne serietà e veridicità.
Va piuttosto di moda la parola “fact-checking“, spesso presentata come qualcosa di estremamente complesso che solo esperti del settore possono fare. No, non è proprio così. Bastano poche ricerche in rete che portano via poco tempo (grazie al “bello di questo mondo veloce”) per capire se fonte e contenuto siano degni di essere condivisi.

L’attesa è anche il tempo che ci dobbiamo prendere per decidere come presentarlo. La mera condivisione di un link, senza alcun commento che non è in grado di dimostrare di averlo letto, capito e verificato è spesso sintomo di un’azione meccanica e acritica.
E per presentazione non si intende certo una tesina, ma una o due righe che possano spiegare il perché può valere la pena di dedicare del tempo alla lettura.

Impariamo a pensare che la condivisione meccanica, immediata, prima degli altri non sia qualcosa di cui vantarsi. Impariamo a capire che condividere informazioni in modo sbagliato è un vero e proprio sinonimo di disinformazione.
Postare e condividere bufale, partecipare a disinformare è un male che può degenerare molto più facilmente di quanto si possa immaginare, in ogni ambito.

“Attendere” prima di condividere qualcosa non è solo un modo per usare meglio il nostro tempo, ma anche per dimostrare che si sta usando la testa.

(E impariamo anche a usare il nostro tempo: “Prendi tempo stai col tempo e poi non perdere mai tempo“)

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