Quaresima 2.0: a chi giova?

20120219-231904.jpg

Non sempre mi piace quello che scrive il noto giornalista italiano Giuseppe Severgnini, però leggo i suoi articoli con una certa regolarità. Stamattina mi ha attirato la sua lunga apertura su La lettura, settimanale del Corriere della Sera dedicato alla cultura, ai libri e ai media in generale.
L’articolo intitolato Sette giorni fuori rete tratta appunto del test effettuato dalle stesso autore di rimanere disconnesso da Internet per uan settimana.
La riproduzione dell’articolo è disponibile anche sul sito del giornale.

Severgnini inizia il 9 febbraio a spegnere 3G e WiFi sull’iPhone, a mettere un messaggio out-of-office sulla casella di posta elettronica e a consegnare l’iPad al figlio perché glielo sequestri.
Come potrete leggere nell’articolo, nei giorni seguenti il giornalista cerca di darsi da fare utilizzando sempre la tencologia, ma senza collegarsi a internet.
Fa delle telefonate, si fa mandare dei fax, guarda la televisione, si fa racconare dai colleghi quello che succede e si informa come si faceva una volta: aspettando il telegiornale delle 20:00.

Finita la lettura di questo articolo mi sono fermato a riflettere.
Una persona che vive e lavora al giorno d’oggi possibile che non capisca quanto internet sia radicata in ogni nostra attività?
Siamo ancora fermi allo stato di considerare vera l’equazione Internet == World Wide Web e viceversa?
Non arrabbiatevi, allora, se poi vi chiamano utonti, ve lo meritate!

Il giornalista Severgini ha una vaga idea di dove transitino le sue telefonate dal telefono mobile o dal fisso?
E invece i fax? Qualcuno gli ha spiegato cos’è la RTG, cos’è il VoIP e come funzioanno oggi le telecomunicazioni?
Ha una idea di come facciano le compagnie aeree ad emettere i biglietti e da dove arrivavno quelli che lui ha orgogliosamnete ricevuto tramite fax?

Comunque, non fermiamoci al lato prettamente tecnico che, dopo tutto, può essere al di la della preparazione di un letterato medio. Poniamoci invece la domanda che ogni buon giornalista dai tempi di Il domani non muore mai si fa tutti i giorni.
Perché?
Qual’è la ragione di questo articolo? Si tratta di una guida su come iniziziare una sorta di disintossicazione dalla rete?
Quindi pare che l’uso di internet debba essere accomunato a una brutta abitudine come fumare o mangiare cibi troppo grassi; qualcosa che bisogna smettere di fare.
Però Severgnini si è forse dimenticato di essere un privilegiato, qualcuno che può permettersi di fare un cambio radicale nelal sua vita e di avere altri che lo aiutano a sbrigarsela comunque. Qualcuno a cui dettare, qualcuno da cui informarsi, qualcuno che fa le cose che lui si è impedito di fare.

Non tutti hanno questa fortuna.
Immaginate di chiamare l’Amministratore Delegato e dirgli «Devo mandarle una email, ma mi sono imposto di non usare internet. Gliela detto, se la scriva da solo».
Oppure pensate al fotografo che chiama in Redazione «Ho pronto le 10 foto che mi avete chiesto. Mi sono imposto di non usare la rete, quindi non posso farvi l’upload su FTP. Ora torno a casa, guardo sulle Pagine Gialle, vado da un service, le faccio stampare e le mando per corriere in un giorno o due».

Siamo seri: internet (e NON sto parlando solo del WWW) fa parte della nostra vita da molti anni ed è diventato uno strumento di lavoro come il telefono o come la carta e la penna a sfera, invenzioni che sembravano troppo moderne fino a non molto tempo fa.
Vogliamo fare un discorso serio sui nuovi media e sui nuovi metodi di comunicare? Ben venga!
Ma non lasciamoci andare a commenti semplicistici e a forme parodistiche di neo-luddismo.

Alla fine mi resta una domanda appesa nella testa: questa esperienza che Severgnini ha chiamato Quaresima 2.0 a che cosa è servita?
Forse a riempire due pagine di carta stampata?
A farsi invitare da Daria Bignardi in TV?
Per piacere, ditemi che non è così.

PS: Dato che l’argomento trattato in questo post è la disconnessione, mi è sembrato un buon candidato per un esperimento riguardo l’esatto opposto, la connessione continua.
Si tratta del mio primo articolo non scritto tramite l’interfaccia web di WP sul sito di SG da un PC, ma composto tramite l’apposita App da un tablet. Credo sia il primo post in assoluto su questo blog, ma smentitemi, se mi sbaglio.
Per il momento si tratta appunto di una prova, ma senz’altro avremo modo di tornarci sopra nei prossimi giorni.

Autore: Luca Mauri

Prima di tutto un Geek e un Trekker, Luca Mauri lavora come IT Manager. Entusiasta della esplorazione spaziale e della scienza in generale. È un lettore vorace e un fotografo amatoriale. Fa parte della piccola schiera degli INTJ.

10 pensieri riguardo “Quaresima 2.0: a chi giova?”

  1. È quello pseudo-intellettualismo un po’ luddita che piace tanto alle persone che di tecnologia non capiscono niente e/o a quelle che vivono nel ricordo dei bei vecchi tempi in cui i politici erano onesti, i prezzi giusti e i giovani avevano rispetto per gli anziani…

  2. Beh, l’articolo di Severgnini piu’ o meno come autorevolezza sta a livello della menata propalata ieri dai TG Mediaset a proposito della Paperelle Assassine (che sarebbero le Friendly Floatees erano in un container che una nave si perse nel 1992, e che da allora vagano per gli oceani).

    Ovvero, dovevano fare un pezzo, e non sapevano cosa scrivere, pero’ dovevano scrivere lo stesso, altrimenti lo stipendio non arriva.

    Adesso dovremmo provare noi a stare una settimana senza Severgnini, a cui l’insuccesso deve aver dato alla testa…

  3. al momento ognuno di noi ha alcuni fornitori fondamentali senza i quali non potremmo fare nulla. Il fornitore di energia elettrica, l’acqua e il gas (anche se già in misura minore) e poi a scendere (ma nemmeno tanto) le compagnie petrolifere ecc.. ecc..

    Ogni fornitore ha o dovrebbe avere un grado di failover commisurato alla propria criticità.

    Quanto è vero questo per Internet? Quali alternative abbiamo?

    L’articolo di Severgnini è effettivamente ingenuo, ma lo spunto è buono e dovrebbe far riflettere. Come dovrebbero far riflettere anche alcune nuove patologie di questo millennio come la dipendenza da Internet.

    Poi capisco che per degli IT manager pensare di stare senza internet per una settimana sia bestemmia 😉

    1. Beh, potremmo fare un esperimento, andare a casa di Severgnini e tagliarli o chiudergli tutto, e vedere poi il suo articolo seguente.

      “Una settimana senza internet, telefono, acqua, gas, elettricita’ e con lo sciacquone che va alla rovescia…”

    2. Capisco cosa intendi e hai ragione a scrivere che tutti noi dipendiamo da reti di servizi più o meno tecnologiche ed estese.
      Per l’accesso a Internet abbiamo diverse alternative, ma non esiste un’alternativa a internet in sé, stessa cosa è vera però per ogni rete di distribuzione tra quelle che citi.
      Vi ricordo il blackout nazionale dovuto all’effetto domino di un incidente tutto sommato piccolo.
      Ancora pensiamo al gas che, è vero, ci arriva da diversi fornitori e diverse infrastrutture, ma perdere una di queste non sarebbe facilmente sopportabile per il consumo comune.

      Al lato contrario ricordo il fallimento di quel grande provider tedesco (scusatemi, non mi ricordo né il nome, né la data esatta, qualcuno magari mi aiuti) che un giorno ha dovuto spegnere una quantità ingente di router in Europa, ma la rete non è collassata sotto il peso di un aumento insostenibile di traffico, come alcuni avevano ipotizzato.

      Sull’argomento potremmo scrivere e dibattere ore – e sarebbe interessante – il problema dell’articolo in questione è proprio di non toccare nemmeno di sfuggita temi interessanti come questo.

      In chiusura aggiungo che il sottoscritto IT senza internet per una settimana ci starebbe senza problemi, avendo però a disposizione e impegni e svaghi alternativi che non è opportuno citare qui 🙂

  4. E la cosa assurda non è tanto il gesto, ma aver usato il termine “2.0”.
    Ora lo usano sono i markettari… ma quelli falliti.

    K.

  5. Leggendo l’articolo di Severgnini mi sono venuti in mente:
    – l’Hacker
    – il Virus
    – la Pedofilia online
    – i Terroristi usano Internet.
    Si fa prima a riempire due pagine di luoghi comuni che a porsi una domanda qualsiasi su:
    – cosa sia davvero la dipendenza da Internet
    – quale sia il ruolo della tecnologia
    per il semplice fatto che la “quaresima 2.0” fa figo e non impegna, mentre qualsiasi approfondimento degno di questo nome richiede lo sforzo di capire e di guardare le cose per quello che sono, non per quello che vorremmo fossero.

    Io catalogherei sotto “fuffa da furbetti”. Se cerchi di spiegare che peso ha Internet oggi nella vita e nella cultura la Bignardi non ti invita di certo.

    In compenso mi è venuto da ridere per la tipica maniera italica di farsi grossi con i temi a sfondo religioso salvo poi farsi una badilata di cavoli propri. Per dire, la Quaresima durerebbe 40 giorni, non 7. Ma se titolava “la mia settimana senza iPad e con un cellulare da €25” non se lo filava nessuno.

    Vale, amicus

Spazio per un commento