Un backup delle VM ben fatto

veeamÈ un po’ di tempo che voglio scrivere qualcosa su VEEAM, ho sempre rimandato perché non volevo che la cosa sembrasse una marchetta (ho una manciata di lettori, che diavolo posso pretendere? ma ci sono sempre quelli che vedono complotti dappertutto).

Conosco e utilizzo come SysAdmin BackupExec (BE) da quando era di Arcada; poi è passato a Seagate, quindi a Veritas, che è stata poi fagocitata da Symantec. Posso dire di avere un po’ di esperienza con BE. Per alcuni periodi ho utilizzato anche il backup di CA, ma è stato un calvario.

BE è sempre stato il software d’elezione per le realtà medio piccole: funzionava bene, era semplice e non aveva bisogno di due o tre tecnici-sacerdoti che lo curassero (qualcuno ha detto “Tivoli Storage Manager”?)

All’inizio BE era bello, semplice e comodo: si diceva al programma “ogni giorno a quest’ora mi fai la copia di tutto il server su questa unità nastro” e lui da bravo lo faceva e aggiornava il log delle attività. Bastava guardare nella consolle se c’erano delle righe rosse, tenere d’occhio il numero di byte copiati e il gioco era fatto.

Quando l’ha preso in mano Symantec è iniziata la fine: un sacco di roba inutile, una complicazione dopo l’altra e un carrozzone pesantissimo di bloatware. Fare un backup con BE è peggio che avere a che fare con la PA. La versione per gli ambienti virtuali ha un sacco di limitazioni e prima di farla funzionare bisogna buttare via dei giorni per capire dove sta il problema.

Non nascondo che la prima volta che ho sentito parlare di VEEAM ero un po’ scettico. Ratmir Timashev? Un backup fatto da un russo? 🙂

Tutti i dubbi passano quando si installa e si utilizza VEEAM. Il setup è avanti, avanti, avanti, fine. Una volta avviato vuole sapere dove mettere i backup (dischi locali, SMB, NFS… per lui va tutto bene) e quali sono gli hypervisor a cui attaccarsi. La creazione del job è lineare e rapida: quale VM (o quale datastore), che tipo di backup, quante copie tenere, dove metterle e quando fare il backup.

Start. Attesa della copia. Fine. Backup terminato.

Il bello della virtualizzazione è che si può virtualizzare quasi qualsiasi cosa e VEEAM quella cosa la copia. Certo, con i sistemi supportati riesce a dare qualcosa in più, come il VSS per Windows, ma non è un prerequisito fondamentale.

In tema di supporto applicativo, giusto ieri avevo un paio di minuti (letteralmente 120 secondi) prima della pausa pranzo e ho fatto vedere ad un collega il restore di un singolo messaggio di Exchange Server: doppio click sul backup, click destro sul set, selezione di Exchange, doppio click in sequenza sull’information store, la mailbox, il folder e click destro sul messaggio, con opzioni di ripristinarlo al suo posto, da un’altra parte o salvarlo come file MSG. Il tutto senza avere Outlook installato sul server. Meno di due minuti da un QNAP collegato a 1 Gbit.

Questo è ciò che mi piace di VEEAM: è semplice; in un sistema semplice ci sono poche cose che si rompono e quando se ne rompe una è facile da individuare. Ad esempio, il backup può dare errore se il NAS si riempie o non è accessibile oppure se si sbagliano le credenziali di accesso a vCenter, ma sono problemi facili da tracciare. Anche il restore, come ho evidenziato appena sopra, è molto semplice.

Ovviamente VEEAM non è tutto qui, ci sono moltissime altre caratteristiche da vero “wow effect”, una per tutti l’instant recovery, ma per quelle vi mando sul loro sito.

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

3 pensieri riguardo “Un backup delle VM ben fatto”

  1. Giusto stamattina ricevo una mail di [FAIL] per la replica di un server Windows. Dopo aver invocato Murphy scopro che il fail e’ colpa del servizio VSS che si era piantato. Reboot della VM (tanto e’ sabato) e replica ripartita di slancio.

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