Citizen journalism

Esiste anche una traduzione italiana del termine, ma non mi piace.

Poco fa un Boeing 777 della Asiana Airlines ha avuto un incidente durante l’atterraggio all’aeroporto internazionale di San Francisco.

Mentre iniziavano i lanci delle breaking news su You Tube apparivano i primi filmati e un passeggero scampato all’incidente twittava una foto:

sfotwit1

Nove minuti più tardi David Eun aggiungeva un commento con un ovvio (per un americano) termine di paragone:

sfotwit2

 

Dopo mezz’ora dalla pubblicazione la foto di Eun aveva 15.000 retwit in costante aumento. Un’immagine successiva ripresa dall’alto mostrava che l’incendio si è poi sviluppato, segno che è più saggio allontanarsi da un aereo in fiamme piuttosto che star lì a far foto e a twittare, ma tant’è.

Quello che è cambiato rispetto a qualche anno fa è le prime testimonianze non sono state raccolte dai primi (spesso un po’ fortunati) giornalisti che sono arrivati sul posto, ma sono state pubblicate direttamente dai testimoni, senza alcun filtro di sorta e (per fortuna) senza domande stupide tipo “come ci si sente?”

Anche questo è citizen journalism: la testimonianza diretta di un evento. Si badi: testimonianza non significa “verità” perché un singolo testimone può avere un punto di vista limitato o dare commenti parziali, ma è comunque una fonte di informazione diretta.

Con questo non voglio dire che il giornalismo professionale (ho scritto professionale: nulla a che vedere con certi passacarte, copia-incollisti e strombazzatori a pagamento) sia morto. Domani un bravo giornalista potrà correlare le informazioni, intervistare chi ritiene opportuno e comporre un pezzo che offre una visione complessiva dell’evento.

Per i primi dettagli tecnici dell’incidente vi rimando a NYC Aviation.

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

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