Oltre Star Trek

Quando ho commentato per la prima volta Star Trek Beyond ero seriamente preoccupato che si sarebbe rivelato una porcata senza fine.
La mia impressione originale era che avremmo assistito a un incrocio fra BasicsFast and Furious.

Per quanto in definitiva il film non mi sia comunque piaciuto – per ragioni che chiarirò nel resto del post – devo per prima cosa ammettere obiettivamente che il risultato è molto migliore di quanto immaginassi.
Il film è piuttosto ben confezionato, ricco di azione e non annoia mai. Peccato solo che, come ormai siamo abituati dal 2009, è solo un lontano cugino dello Star Trek che noi tutti abbiamo amato.
Nel resto dell’articolo farò una breve recensione del film: non ne racconterò la trama nei dettagli, ma non mi farò problemi a spoilerare dove necessario. Se non volete rovinarvi la sorpresa, non continuate a leggere.

Dico sul serio: SPOILER ALERT!

 

Il problema più grande di questa pellicola è, ancora una volta, una trama piena di buchi da poterci cadere dentro.
Per prima cosa il Cattivo: che cosa sia successo esattamente alla Franklin e al suo equipaggio non è ben chiaro. Anche ammesso che la solita “anomalia di qualche tipo” abbia fatto viaggiare la nave oltre i limiti dello spazio conosciuto, non si capisce cosa sia successo al suo equipaggio. Dai frammenti del diario video di Edison, si capisce in qualche modo che gli uomini vengano decimati, ma non è chiaro perché.
Non è chiaro perché i sopravvissuti – apparentemente tre – abbiano cambiato così radicalmente il proprio aspetto e perché, con il passare dei minuti del film, almeno Krall riprenda sembianze umane.
E, ancora: se il metodo di prolungamento della vita ha bisogno di persone vive da “consumare”, come hanno fatto all’inizio a restare in vita? Sacrificando forse l’equipaggio poco alla volta?
Krall apparentemente dispone di milioni di api che catturano le navi: dove ha trovato l’equipaggio con cui guidarle? Tutta questa folla di persone dove vive, cosa fa quando non depreda le altre astronavi? Ma soprattutto come mai hanno tutti questa grande abnegazione per la folle fissazione del loro leader?

Da dove è venuta la civiltà che ha lasciato la tecnologia sul pianeta, dove è andata? Per quale ragione ha abbandonato tecnologia avanzata, armi e altro equipaggiamento alla mercé di chiunque passasse di lì?

Veniamo ora all’arma definitiva.
Anche questa, da dove viene? Come è stata costruita? Su quale principio di basa? Possibile che due pezzi di qualcosa messi insieme emettano una nuvola nera di qualcosa che può uccidere chiunque?
Nemmeno la superarma di Shinzon era così incredibile nella sua concezione e nel suo funzionamento.
Nemmeno il Mostro di fumo di Lost era così misterioso nella sua essenza.

Le motivazioni di Edison sono approssimative e solo abbozzate. La guerra è buona per lo sviluppo dell’umanità, quindi bisogna cercarla ad ogni modo?
Sembra inverosimile se non incredibile che un pazzoide del genere abbia trovato mezzi, uomini e modi per portare a termine un piano così generale e sconclusionato.

Ci sono poi numerose assurdità accessorie.
A partire dalla Yorktown il cui design è fatto apposta per soddisfare l’estetica, ma che non ha nessun senso da un punto di vista ingegneristico.
Schema della gravità artificiale complicato per il solo gusto di complicarlo.
Hangar per astronavi in fondo a condotti lunghissimi che passano in mezzo ad aree ampiamente abitate da civili. Nei film precedenti, una delle cose buone fatte era mostrare le basi stellari come veri e propri attracchi, rendendo verosimile il concetto di “porto” per le astronavi e superando quindi il problema delle basi di tipo Spacedock che si ingigantivano o rimpicciolivano a piacere per mantenere invariate le proporzioni tra i portelloni di accesso e le navi stellari.

La storia della Franklin, le sue caratteristiche, il modo in cui viene riattivata, il modo in cui torna nello spazio è tutta un’assurdità che non mi sembra necessario spiegare ai lettori per non insultare l’intelligenza geek.

Parliamo poi della distruzione della Enterprise.
Gli scrittori ci hanno raccontato che questa perdita avrebbe dovuto rafforzare il ruolo dell’equipaggio. La cosa potrebbe anche avere un senso, come abbiamo già visto succedere in effetti in STIII e STIV.
A parte il fatto che si potrebbe anche smettere di copiare cose già viste nei film degli anni ’80, ma in questo caso semplicemente l’idea è stata sviluppata male.
L’equipaggio sul pianeta in effetti risulta perduto e del tutto inutile, anzi, come dice Krall, finisce proprio per essere un punto di debolezza quando tutti noi sappiamo che invece è un punto di forza.
Gli sceneggiatori lo hanno scritto, ma non sono riusciti per niente a dimostrarlo.
L’Enterprise è stata distrutta, direi inutilmente, per poi ridare all’equipaggio una nave esattamente identica alla fine del film?
Allora non valeva la pena non distruggerla, evitare tutte le sciocchezze sulla Franklin e poi farla tornare in gioco nel momento opportuno?
Probabilmente qui avrebbe avuto senso copiare, ma copiare bene, da STII.
Qualcuno ricorda «le ore potrebbero sembrare giorni»?

Arriviamo poi alla ciliegina sulla torta: per distruggere una armata contro cui la Enterprise non ha potuto niente, la Franklin suona musica rock in VHF e cavalca un onda di fuoco!
Se il film, per il rotto della cuffia, poteva forse salvarsi con un finale intelligente, il surf incendiato e la scazzottata a gravità variabile danno il colpo di grazie a un plot già debole all’inizio.

Vogliamo parlare della continuità?
Nel film precedente si era cercato di mostrare un minimo di relazioni politiche galattiche. Un certo turbamento all’interno della Flotta Stellare, un conflitto con i Klingon che sembrava inevitabile. Insomma, una situazione non del tutto stabile che avrebbe potuto essere sfruttata per raccontare spionaggio, intrighi politici, guerra aperta e mille altre sfumature di rapporti fra potenze e organizzazioni.
Risultato?
Niente. Assolutamente niente.
Si va allo sbando nello spazio, ci si butta nelle prima nebulosa, si trova un super-cattivo, con una super-arma e super-motivazioni.
Dopodiché lo si sconfigge nella maniera più stupida possibile.
Non aggiungo altro e mi fermo qui.

Carol Marcus che fine ha fatto?
Che non sia rimasta sull’Enterprise è anche possibile, ma spendere una parola per dire che è stata trasferita da qualche parte per qualche ragione?
Una frase da parte di Kirk per far capire che sia una persona ancora importante nella sua vita.
Oppure che non lo sia più.

Nuovo Vulcano è ancora nominato, ma per la seconda volta di fila non c’è nemmeno un tentativo di farcelo vedere, o sentire, in una maniera che sia organica e utile alla storia. Nemmeno in questo caso, in cui la morte di Spock avrebbe potuto aprire la strada almeno a una celebrazione di qualche tipo.
Niente.
Forse potevano chiedere a quelli di Axanar se fossero disposti a noleggiare qualche scena ambientata su Vulcano da riciclare nel film (pun intended).

Chiudo aggiungendo qualche nota positiva, perché è giusto dare a Cesare quanto è suo.

La colonna sonora ancora una volta è molto buona. A me è piaciuta meno di quella delle altre due pellicole, ma è lodevole lo sforzo di Giacchino di tentare qualcosa di diverso dopo due film essenzialmente sugli stessi toni.
Il compositore si conferma comunque il degno erede di John Williams per la prossima generazione di cineasti.

C’è qualche momento buono fra Kirk, Spock e McCoy, ma siamo solo in una fase embrionale di un rapporto che avrebbe dovuto essere già maturo dallo scorso film.
Come se lo sforzo profuso sui tre personaggi principali fosse stato troppo per gli sceneggiatori, Sulu, Uhura e Scotty si aggirano per i set del film in maniera piuttosto sconclusionata per il 95% del tempo.
Chekov sta un po’ in mezzo a questi due estremi e dispiace molto sapere che il giovane Yelchin non potrà farci vedere nient’altro di buono (peraltro tutto a causa della nostra FIAT).

La fotografia continua a piacermi molto. A me non dispiacevano nemmeno i lens flare che questa volta se ne sono andati insieme a JJ.
Ad ogni modo il film continua a trasmettere immagini di grandiosità, di tecnologia, di bellezza sia nei panorami aperti che negli interni: tutto questo a mio avviso è veramente il meglio della filmografia fantascientifica disponibile oggi.

Proprio per questa ragione, fa ancora più male vedere che un franchise nato su storie troppo cerebrali, ma su un confezionamento un po’ approssimativo è finito per diventare un prodotto quasi ineccepibile nella realizzazione, ma sprovvisto di una storia o di un concetto sottostante, anche basilare.

Non continuo perché non vorrei diventare noioso nella mia critica continua: purtroppo è stata un’altra occasione sprecata, punto e basta.
Abbiamo ancora una possibilità con il quarto film, che molto probabilmente si farà, ma su cui non c’è molto da sperare.
Personalmente invece mi sento lievemente ottimista su Star Trek Discovery .

Incrociamo le dita, non so se ci resta altro da fare.

Autore: Luca Mauri

Prima di tutto un Geek e un Trekker, Luca Mauri lavora come IT Manager. Entusiasta della esplorazione spaziale e della scienza in generale. È un lettore vorace e un fotografo amatoriale. Fa parte della piccola schiera degli INTJ.

7 pensieri riguardo “Oltre Star Trek”

  1. Io non sono così pessimista come te su questo ultimo film trek.
    Alla fine visti i 3 precedenti è stato il migliore che ho visto negli ultimi 18 anni (da l’insurrezione per intenderci).
    Da una spanna a tutti i precedenti film della nuova saga proprio perché cerca di ritornare sulla vecchia rotta di ridare spessore ad una trama e personaggi. Purtroppo con le limitazioni e pressioni di un management di testoline (vedasi axnar) che crede che tutto si risolva con mega azione.
    Ho sempre pensato che in star trek servisse più azione fatta bene che recuperasse il distacco con buone trame.
    Sono convinto che ora possa convergere anche se questo universo di JJ continua a non piacermi.
    Io sono molto titubante su Discovery invece, quasi quanto lo ero per Beyond. L’unica consolazione è che tutto Star Trek a breve sarà su Netflix e via di mega recuperi di serie.

  2. Art. 158 CdS, comma 2: “Il conducente che lascia il veicolo in sosta nei casi consentiti, deve azionare il freno di stazionamento e, di regola, deve aver cura di inserire il rapporto più basso del cambio di velocità. Nelle strade a forte pendenza si deve, inoltre, lasciare in sosta il veicolo con le ruote sterzate, ed i veicoli di massa complessiva massima a pieno carico superiore a 3,5 t devono applicare i cunei bloccaruote.”

    Mi spiace Yelchin sia morto, ma se uno non e’ neanche capace di capire che con l’auto in pendenza devi tirare il freno a mano e non fidarti della sola marcia non si puo’ dare colpa a FIAT.

    E, si’, io lo faccio tutte le volte, e le poche volte che me lo sono dimenticato, sempre in piano, mi sono fatto da solo dei cazziatoni levapelle.

    1. Si, peccato che quel comma si applica in Italia. Nel CdS americano quella roba non c’è, quindi che lui non l’abbia saputo (volente o nolente) tutta colpa sua non è…. Anche perchè se noti gli aMMeriCCani scrivono tutto, ma proprio tutto, nei bugiardini… fatti 2 domande…

    2. I cambi automatici, specie FCA, hanno problemi a innestare la P di parking. Yelchin è stato imprudente, ma non più dei giovani italiani che imparano a guidare senza mai parcheggiare o ripartire in salita.

  3. Non mi sembra che i bugiardini Italiani siano piu’ corti, specie se la CE e’ passata nelle loro vicinanze…

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