A lezione di disinformazione /3

Terza parte (prima parte, seconda parte) del nostro excursus all’interno del mondo della disinformazione, prendendo spunto da un allucinante post su Facebook in cui sono incappato qualche giorno fa.
Questa volta focalizzerò la mia attenzione su come, selezionando con attenzione la fonte “giusta”, si possa far passare un messaggio molto lontano dalla realtà.

Scegliamo un argomento che, all’interno del post, venga trattato solo ed esclusivamente con una frase. Tipo questo:

La prima affermazione è già da sola una vera e propria bugia, il che compromette tutto il resto.

Una delle tecniche utilizzate da chi spaccia disinformazione consiste proprio nel cercare delle fonti che possano confermare la tesi che si vuole presentare e limitarsi a utilizzare solo quelle nel trattare l’argomento.
E’ evidente che il poter fare riferimento ad un articolo che confermi il proprio pensiero non fa altro che rinforzarlo, collaborando a trasformarlo nella “verità assoluta” all’occhio del lettore.

A differenza di quello che abbiamo visto nella seconda parte, non c’è alcuna necessità che il commento che accompagna il link riporti frasi o citazioni estratte dal testo. Il link viene presentato con un piccolo riassunto della tesi che si vuole dimostrare e si punta sul fatto che qualora qualche lettore andasse oltre il titolo e leggesse il testo del link troverebbe comunque la conferma del messaggio iniziale.

Questo è un tipo di atteggiamento molto comune quando si parla di calcio, dove tendiamo ad appoggiarci sempre a qualche sito o anche testata “amica” (non me ne vogliano gli juventini, ma loro spesso utilizzano Tuttosport).
Io, quando vado nelle scuole, con i ragazzi cerco di utilizzare esempi presi dal mondo della musica. Il mio obiettivo è quello di far comprendere loro come il giudizio tecnico su un artista (mi piace citare Ghali o Achille Lauro) sia spesso più legato al sentimento verso l’artista stesso, piuttosto che alla vera e propria qualità musicale.

E’ quindi ovvio che per presentare in maniera positiva qualcuno o qualcosa vengano utilizzati solo ed esclusivamente dei giudizi favorevoli, chiaramente di parte, sfruttando diversi dei nostri Bias, tra i quali quello oramai famoso “dell’ancoraggio” che abbiamo già incontrato.

Il guru ha fatto esattamente questo: qualche giorno prima della pubblicazione del suo allucinante post, ha condiviso un articolo de “Il Secolo D’Italia” dal titolo “Sui morti di Covid nessuna autopsia: la circolare del ministero ci ha fatto perdere tempo prezioso“.
Caratteristica comune degli articoli di parte e poco obiettivi è la tendenza a nascondere o anche ignorare completamente qualsiasi elemento che possa permettere al lettore di verificare la correttezza dell’informazione, come in questo caso, visto che all’interno dell’articolo non è presente alcun link al testo originale della circolare citata.

La cosa “divertente” è che l’articolo stesso già mette a rischio la sua tesi con l’immagine in evidenza. Ingrandendola, infatti, si nota qualcosa di estremamente interessante, ossia che all’interno della circolare non esiste alcun divieto:

Non ne siete convinti? Fate bene. Sono orgoglioso di voi, significa che state imparando qualcosa.
Fate voi la verifica direttamente sul sito del Ministero della Salute dove potete trovare il testo originale della circolare.

Nel punto “C” si specifica che “non si dovrebbe“, che (in italiano) è ben differente da un eventuale “si vieta”.
Il punto 2, inoltre, specifica che l’Autorità Giudiziaria può intervenire per limitare l’esame autoptico alla sola ispezione esterna e limitandoli ai casi necessari per studio e approfondimento… insomma, nessun problema se l’autopsia può servire per capire e portare avanti degli studi legati al Coronavirus.

Non voglio soffermarmi a lungo su questo perchè diverse testate che fanno solitamente fact checking si sono occupate di questa bufala con un dettaglio maggiore. Eccone alcuni:

Open: Coronavirus. Il Governo ha ordinato di non fare le autopsie sui morti Covid-19? Si potevano e si possono fare.

Wired: Non è vero che il ministero della Salute ha vietato le autopsie sui morti di Covid-19.

Il Riformista: Divieto di autopsia ai morti di Coronavirus, la bufala contro il Governo che vuole “insabbiare la verità”.

Persino l’AGI riporta un interessante passaggio: Molte notizie sul coronavirus  le stiamo acquisendo dai cadaveri.

La verifica delle fonti e, soprattutto, la valutazione della qualità delle stesse è un elemento fondamentale per evitare di cadere nelle trappole della disinformazione.
E’ fondamentale verificare sempre l’origine della notizia. Non è solo ovvio che una notizia scientifica abbia meno credibilità se propinata da un giornale generalista di sport piuttosto che da una rivista del settore, ma deve anche essere valutata l’obiettività o lo schieramento della fonte, oltre alla sua reputazione nella diffusione di disinformazione. Soprattutto per quest’ultima analisi ci si può sempre far aiutare dalle diverse Black List presenti su siti seri di debunking come quella su BUTAC.
E’ molto importante verificare la presenza di riferimenti e link all’interno del testo o alla fine dello stesso. Solitamente chi non ha paura di dire falsità non ha problemi a mettere a disposizione le fonti che ha utilizzato.
E può essere molto utile fare sempre una piccola ricerca, per capire come la stessa notizia sia presentata anche in altre fonti, ovviamente valutandole con gli stessi criteri visti in precedenza.

L’abilità di giocare con le fonti è un’arma molto potente nelle mani di chi vuole propinarci disinformazione ed è per questo che pongo particolare enfasi quando ne parlo ai ragazzi nelle scuole.

Alla prossima… dove scopriremo il concetto del noncielodicono!

Un commento su “A lezione di disinformazione /3”

  1. Che poi la circolare in realtà dice anche di più: “nei casi conclamati di COVID”, cioè è sottinteso che se al deceduto non era stato diagnosticato il virus in vita allora il discorso cambia. Anche per le autopsie.

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