1984

1984«Today we celebrate the first glorious anniversary of the Information Purification Directives.
We have created for the first time in all history a garden of pure ideology, where each worker may bloom, secure from the pests of any contradictory true thoughts.
Our Unification of Thoughts is more powerful a weapon than any fleet or army on earth.
We are one people, with one will, one resolve, one cause.
Our enemies shall talk themselves to death and we will bury them with their own confusion.
We shall prevail!»
On January 24th Apple Computer will introduce Macintosh. And you’ll see why 1984 won’t be like 1984.

Questo è il testo del celebre spot di Apple (video) andato in onda sulla CBS il 22 gennaio 1984 durante il XVII SuperBowl.

Il Grande Fratello (non scherziamo: si fa riferimento al romanzo di Orwell) del periodo era IBM, il nemico di tutti in quegli anni.

In ossequio alla frase when you become obsessed with the enemy, you become the enemy (Jeffrey Sinclair, Infection), negli anni successivi Apple non è diventata esattamente un modello di apertura.

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Steve Jobs (24/2/1955 – 5/10/2011)

Dobbiamo purtroppo registrare un’altra perdita: nelle prime ore di oggi (ora europea) è morto Steve Jobs.

Quando ero ragazzino e mi avvicinavo al mondo dei computer, l’Apple ][ era, come tutti i sogni, inarrivabile. Quella piattaforma aveva un ecosistema di pubblicazioni, software, schede hardware la cui estensione e rigogliosità sono state in seguito raggiunte solamente dalla piattaforma dei PC compatibili.

Jobs ha sempre anticipato o, direi meglio, guidato i tempi informatici al di fuori dell’informatica business. Nel suo modo di fare informatica non c’era posto per la giacca e la cravatta, è sempre stata un’informatica che cercava di andare contro le regole, volendo definirne di nuove.

Il Lisa è tutt’ora l’unica piattaforma che riconosce automaticamente il tipo di tastiera che viene connessa al computer e si adatta di conseguenza: non dovete dire voi al computer se la tastiera è italiana o americana: lo sa il computer.

Nel 1984 veniva introdotto il Macintosh, un sistema inadatto e poco compreso per i tempi, che ha iniziato non solo a convincere le persone in merito alla possibilità di avere altri tipi di interfaccia tra uomo e computer ma ha iniziato a dire che l’interfaccia era una cosa su cui studiare attentamente.

Alla fine degli anni ’80 i computer Apple venivano forniti con un motore integrato in grado di riprodurre file multimediali basati su script e hyperlink testuali o grafici (qualcuno ha detto www?)

Poco dopo Jobs lasciava la Apple per creare il NeXT, che ha avuto poco successo, con un’ottima interfaccia grafica e un kernel derivato da UNIX BSD che era principalmente basato sulla programmazione a oggetti.

Il resto è storia recente e cronaca e probabilmente potrete leggerlo anche altrove.

Batterie fin troppo intelligenti

Le batterie dei portatili e di altri dispositivi elettronici sono da anni dotate di un’elettronica di controllo e, alcune volte di un processore che le governa.

I chip di controllo delle batterie sono svariati, per fare alcuni esempi si va dal BQ2040 e NT1908  che permettono di leggere la situazione della batteria e di pilotare dei led di stato, fino ai più sofisticati come il vecchio MAX1780 equipaggiato con una CPU RISC a 8 bit, EEPROM e mezzo k di RAM.

Probabilmente il primo (o il più famoso) caso in cui l’intelligenza della batteria è stata utilizzata per scopi diversi da quelli della gestione dell’alimentazione è quello della protezione del firmware della prima PSP, il cui sblocco del firmware poteva passare attraverso l’installazione di una batteria opportunamente modificata.

Esiste anche un software, Battery EEPROM Works, che si interfaccia con i chip delle batterie e permette di eseguire alcune operazioni di manutenzione o controllo.

Tra i computer con le batterie intelligenti ci sono anche i portatili di Apple, per le cui batterie sono stati rilasciati vari aggiornamenti.

Proprio studiando questi aggiornamenti Charlie Miller ha scoperto che i chip di queste batterie hanno tre modalità di funzionalemnto: sealed, unsealed e full access. Il passaggio da una modalità a quella superiore avviene presentando una password di 4 byte al chip, che, nel caso dei portatili Apple, è quella di default impostata dalla fabbrica.

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Mac OSX: shortcut di share SMB

Oggi un cliente mi chiede come fare lo shortcut di uno share di un server Windows 2003 sul desktop di un Mac OSX.

L’azione è banale con Windows o con Gnome, ma si è rivelata inaspettatamente non intuitiva con MacOS.

È ovvio che ogni interfaccia utente ha proprie caratteristiche. Questo articolo non vuole dare giudizi di merito sulle interfacce basandosi su un dettaglio. I partigiani delle varie piattaforme sono avvertiti.

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