PEC, firme, certificati…

Posta KodakOramai ci siamo: tutte le aziende costituite in forma societaria devono dotarsi di un indirizzo PEC entro martedì 29 novembre p.v.

Nell’ultimo mese ho, però, notato che c’è molta confusione in merito al valore probatorio della PEC; le improvvide affermazioni esternate qualche tempo fa da qualche (ora ex) Ministro della Repubblica in qualche trasmissione televisiva non hanno fatto che peggiorare la situazione, dal momento che qualcuno ha dato valore di legge a quelle affermazioni tirate a caso.

Partiamo dal mondo reale. Una raccomandata con avviso di ricevimento è formata da tre documenti cartacei distinti: la lettera vera e propria, il tagliando con la ricevuta di presentazione della raccomandata allo sportello e l’avviso di ricevimento timbrato dall’ufficio postale e firmato dal destinatario.

Nell’analogia PEC, la lettera è il messaggio di posta elettronica, tagliando e avviso trovano i loro omologhi nell’avviso di accettazione e consegna.

Ma qual è  il valore probatorio di tutto questo cinema? Solamente il fatto che il tal giorno alla tal ora un messaggio con un tal oggetto è stato spedito dall’utente di PEC tale all’utente di PEC tal altro, il quale ha ricevuto il messaggio. Punto.

La PEC non certifica il contenuto o il mittente (inteso come persona fisica) del messaggio. La PEC non è un sostituto della firma digitale forte (o qualificata, o estesa, o pesante che dir si voglia, grazie alla schizofrenia dei legislatori).

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