Tempismo perfetto

Ebbene sì, è tornato il momento di parlare di nucleare civile. La recentissima decisione della Cassazione e della Corte Costituzionale e la relativa scheda grigia nel referendum di Giugno, mi danno le motivazioni e lo spunto giusto per riprendere il discorso.
Pur consapevole del fatto che sarò probabilmente oggetto di critiche per quanto andrò a scrivere, non mi sento di lasciare che il qualunquismo e i discorsi da bar degli ultimi giorni abbiano la meglio sulla ragionevolezza e sulla realtà, cercherò quindi di proseguire un po’ sul discorso nucleare basandomi il più possibile su fatti accertati e non sulla emotività.
Come al solito, non ho la presunzione di indicare la via o di imporre idee – come sfortunatamente fanno alcune associazioni ambientaliste e politiche – ma mi pongo solo lo scopo di presentare un punto di vista diverso al lettore su cui spero vorrà riflettere per suo conto.

Partiamo quindi da questa decisione che è particolarmente deleteria – e lo è indipendentemente dalla parte politica in cui ci si identifica o dall’opinione che si ha sul nucleare.

Infatti il motivo per sospendere questo referendum – a parte ipotetiche manovre politiche – è semplicemente uno di ragionevolezza: non fare una domanda delicata quando c’è in ballo non la razionalità ma l’emotività.
Come spiegato qualche settimana fa dallo storico Sergio Romano sul Corriere della Sera, non si può pensare di chiedere ai cittadini di esprimersi su un argomento tanto delicato – e su cui per di più noi siamo già particolarmente carenti – come il futuro energetico del Paese nel medio termine senza considerare come l’opinione pubblica sia emotivamente compromessa da un incidente e da una situazione che non siamo in grado di valutare razionalmente.

Nei recenti discorsi con i conoscenti, alla mia affermazioni di intenzione di voto per il no sul nucleare, nella maggior parte dei casi sono stato guardato come se non fossi in possesso delle mie facoltà mentali. Alla domanda di spiegazioni e a qualche mia risposta tecnica sul nucleare civile, di solito l’interlocutore cerca di chiudere il discorso con «Come, con quello che è successo in Giappone?!».
Ecco il punto: su Fukushima senz’altro si ritornerà in futuro, spesso – e sicuramente avremo modo di farlo anche in questo blog – ma al momento attuale, che conclusioni ne abbiamo tratte, e cosa ne ha percepito il grande pubblico?

Disastro?
Fukushima è stato un disastro?
Senz’altro un disastro industriale, infatti l’impianto è stato seriamente danneggiato: nei primi giorni sembrava che il danno fosse solo parziale, tanto che io avevo ipotizzato la possibilità di una ripresa delle operazioni nella centrale. Non è e non sarà così perché il danno è stato molto più esteso di quello che sembrava inizialmente, soprattutto a causa dei gravi danni alle piscine di raffreddamento, problema sconosciuto nei primissimi giorni.
E’ stato un disastro ambientale?
Dipende da come lo si voglia interpretare: senz’altro c’è stato un rilascio di materiale radioattivo, tuttavia questa osservazione non è sufficiente a decretare lo stato di calamità.  Non facciamo qui un’altra disquisizione sulla contabilità di radiazioni, ma mi limito a ricordare che la radioattività rilasciata va sempre comparata con la onnipresente radioattività naturale di fondo e con il resto delle emissioni non provenienti dal nucleare civile dedicato alla produzione energetica.
Va inoltre analizzata a seconda della distanza dall’impianto, dalla capacità di essere assorbita dall’ambiente  o dal corpo umano. I giornali sono stati spesso imprecisi nel riportare le notizie: non solo sbagliando in maniera esagerata (anche confondenti i milli- con i micro-, in qualche caso), ma non hanno dato al lettore un confronto ragionevole a cui rapportarsi. Ricordiamo anche che i materiali radioattivi, a differenza di molti altri inquinanti, hanno un tempo di dimezzamento che ne riduce la pericolosità nel tempo. Come fonte di informazione, oltre a ricordare il solito sito della IAEA, aggiungo anche un interessante rapporto stilato del MIT che può essere liberamente scaricato in formato PDF a questo link.

Quando valutiamo gli incidenti industriali, oltre a pensare al pericolo delle radiazioni, dobbiamo considerare tutti gli altri fattori: gli incidenti sulle piattaforme petrolifere, solo per citare un recente caso, hanno effetti sull’ambiente non di breve durata e non di lieve entità.
Stessa cosa dicasi per incidenti che coinvolgono la chimica e spero che sia sufficiente da parte mia citare Bhopal e Seveso per far venire più di un dubbio al lettore a proposito sugli effetti degli incidente industriali, di ogni tipo.
Valutazioni analoghe le possiamo fare sul costo umano: siamo giustamente preoccupati per gli effetti al ungo termine dell’esposizione alle radiazioni, ma non dimentichiamo anche qui il buon senso. Non ogni tipo di radiazione a ogni livello di esposizione uccide o rende più probabile l’insorgenza di un tumore e innumerevoli studi dimostrano come le polveri sottili o il fumo o l’inquinamento chimico siano cause molto più pericolose dell’aumento della possibilità di contrarre tumori. Prima di preoccuparci del nucleare, dovremmo smettere tutti di fumare e sostituire gli impianti di riscaldamento delle nostre abitazioni con pompe di calore alimentate a elettricità proveniente da fonti con emissioni basse (l’emissione nulla o impatto zero sono slogan utopistici dietro cui i sedicenti ecologisti si nascondono con poca o senza cognizione di causa).
Altri incidenti relativi alla produzione di energia elettrica hanno coinvolto migliaia di vittime senza che nessuno si sognasse di mettere in dubbio la validità della tecnologia in generale, il fatto che questo succeda con il nucleare è una evidenza del fatto che, su questo argomento, il sentire comune è condizionato dalla pancia, non dalla testa.
Cito solo un esempio a noi vicino: in seguito al disastro del Vajont sono decedute circa 2.000 persone in un colpo solo e una vallata intera è stata ridotta un deserto di macerie, tuttavia nessuno ha minimamente pensato di mettere in discussione l’energia idroelettrica o le dighe, in quanto sono viste come relativamente verdi. A parte il discorso puramente umano, ricordiamo di nuovo che la costruzione di una diga è un progetto che ha alti costi ambientali, a partire dalla gigantesca quantità di cemento necessaria (e la conseguente emissione di gas serra, tra le altre cose), passando poi per il danno arrecato a causa della modifica radicale di un ecosistema (vedi per esempio l’effetto della diga di Assuan sul Nilo) per finire poi al famigerato decomissioning che non sarà certo indolore, per esempio, quando in Cina sarà necessario rimuovere la Diga delle Tre Gole.
Per sommi capi, questo è solo uno spunto di riflessione per invitare il lettore a mettere in prospettiva non solo la produzione di energia nucleare, ma la produzione di ogni tipo di energia.

Altro tema caldo, è la decisione della Germania di prendere le distanza dal nucleare.
Molti giornalisti hanno superficialmente affermato che la Germania sta rinunciando al nucleare tout-court, ma pochi commentatori si sono fermati a riflettere un attimo e a spiegare effettivamente come si configura la manovra politica. La Cancelliera tedesca, infatti, si è espressa in un equilibrismo politico che non è da tutti, ma è che logico e lineare: il suo consenso è in ribasso, l’opinione pubblica è rimasta colpita dell’incidente in Giappone. Detto questo il modo veloce per riprendere consensi era fare una dichiarazione buonista che si può semplificare in “diciamo di voler eliminare il nucleare e ampliare il rinnovabile”.
Come prima cosa, posticipare la chiusura delle centrali al 2022 è il modo più semplice per lasciare che l’opinione pubblica si calmi e per permettere a chi verrà dopo di lei di ribaltare al sua decisione se necessario. Incidentalmente notiamo che questo è esattamente il metodo che i politici usano per rimandare all’infinito l’esplorazione spaziale umana, e negli ultimi 40 anni a funzionato perfettamente.
La Merkel, come prima cosa, ha assicurato la suo paese almeno altri 11 anni di approvvigionamento dal nucleare, senza vincolare troppo i suoi successori che, valutando nel momento opportuno le necessità energetiche del Paese, potranno decidere se effettivamente si potrà continuare senza nucleare o se forse sarà il caso di rivedere la politica energetica di nuovo.
Vi ricordo, en passant, che – visto e considerato il mix energetico attuale nel pese tedesco, oltre un ragionevole sviluppo della produzione non nucleare – la Germania potrebbe dover aumentare le emissioni di CO2 tra le 20 e le 30 milioni di tonnellate.
E i verdi esultano.
Complimenti per la coerenza!

La energia nucleare è pericolosa?
Certo che lo è, nessuno – scienziati per primi – dice il contrario.
Il problema è che tutto quello che facciamo è pericoloso e, valutati razionalmente i rischi, il nucleare non è tra le cose più insicure.
Viaggiare in automobile è una cosa pericolosissima da fare, nonostante questo nessuno si sogna di fare una campagna denigratoria dell’automobile e i genitori lasciano uscire i figli al sabato sera quando, guardando le cifre degli incidenti, è evidente che il rischio per loro di uno scontro mortale sia molto più alto rispetto alla possibilità di contrarre il cancro o morire a causa di qualsivoglia radiazione.
Sono cinico?
A me sembra che siano ciniche le persone che usando due pesi e due misure per nominare i morti o i malati che sono derivati sicuramente (o che solo derivano in modo ipotetico) da incidenti nucleari e per quelli che si ammalano per altri motivi. Un morto è un morto, la vita umana ha sempre lo stesso valore e le lacrime dei parenti sono disperate allo stesso modo.
Se è la preservazione della vita umana che ci interessa, allora dovremmo avere altre priorità prima della chiusura della centrali nucleari. Per esempio dovremmo smetterla di andare in giro in motorino, o andare a lavorare in miniera, o attraversare le stare trafficate, o estrarre petrolio o stare in cucina e maneggiare oggetti taglienti.
Emblematico è il atto che nessuno si sogna di smettere di bere caffè, nonostante questa bevanda sia letale. Io onestamente non ho mai visto nessuno di GreenPeace fuori da un bar per protestare contro l’uccisione indiscriminata della clientela.

Le scorie nucleari sono un problema irrisolto?
Può darsi, ma gli altri rifiuti sono un problema risolto, invece?
Cosa ne sarà della CO2 immessa in atmosfera? Anche ammettendo che il cambiamento climatico non sia così disastroso e comunque non sia di origine antropica (su questo c’è molto dibattito al di fuori della visione dogmatica dell’IPCC, ma non è questo il luogo per discuterne), è qualcosa che permarrà sul pianeta nelle prossime migliaia di anni, esattamente come i materiali di origine nucleare.
Le soluzioni di sequestro della CO2 sono molto più fantascientifiche di qualsiasi deposito geologico per i rifiuti nucleari che esisterà e – lo ripetiamo – è una tecnologia dimostrata funzionante non da noi, ma dalla natura sui prodotti di fissione del Reattore Nucleare Naturale di Oklo.
Quanti anni dureranno i metalli pesanti utilizzati nell’elettronica e nelle celle fotovoltaiche di cui andiamo tanto fieri?
La risposta è: molto di più di un prodotto di fissione. E ricordo che i metalli pesanti non perdono la pericolosità negli anni, rimangono velenosi fino alla fine dell’umanità.
Il discorso rifiuti, mi porta anche a ritornare sul famoso decommissioning ovvero la dismissione completa delle centrali nucleari. A parte che, differentemente da quanto dicono alcuni, si tratta di una tecnologia funzionate, per quanto costosa. Questa riguarda non solo le centrali nucleari, ma tutti gli impianti industriali.
Cosa compererà lo smantellamento di un parco eolico o solare? Sono tutti rifiuti da smaltire.
Che dire delle industrie chimiche che rimangono come ruderi postindustriali nelle nostre città e paesi?
Molte sono ancora depositi di sostanze chimiche pericolose o tossiche. Il fatto che nessuno se ne voglia occupare non le rende meno pericolose o meno costose da smaltire del materiale radioattivo.

Non vorrei che da questa analisi emergesse la sensazione di una nostra avversione all’energia cosiddetta verde: tutto il contrario.
Le rinnovabili sono una fonte preziosa di cui dobbiamo senz’altro avvalerci di più.
Tuttavia non dobbiamo dimenticarci che l’energia verde ha la sua parte di inquinamento – anche se non vediamo una ciminiera – e ha svantaggi che vanno messi sul piatto della bilancia. Ad esempio, non possiamo farci illusioni che queste energie possano contribuire al cosiddetto carico base della produzione di energia elettrica. Perché questo questo succeda – se succederà – sarà necessario creare una rete di distribuzione e immagazzinamento di energia con centrali di produzione integrate a livello globale: una cosa del genere, oggi, è molto più fantascientifica di un reattore a fusione nucleare.
Come ultima osservazione, non dobbiamo nemmeno dimenticare che spesso le fonti alternativo sono manipolate da soggetti molto meno che neutrali. Sulle recenti polemiche a proposito degli incentivi alle rinnovabili in Italia c’è il forte sospetto che i soggetti coinvolti siano appunto meno interessati all’ambiente e più interessati ai 170 miliardi di euro (sì, esatto, avete letto bene: 170 miliardi nei prossimi 25 anni) che tutti i contribuenti pagheranno in incentivi tramite la bolletta elettrica.
Allo stesso modo, le forti resistenze che vediamo opposte a soluzioni radicali e senz’altro efficaci come i biocombustibili (agli interessati consiglio l’ottimo libro di Robert Zubrin sull’argomento) sollevano qualche debbio sull’effettivo interesse verso l’ambiente e la salute umana, piuttosto che verso il profitto.
Il lettore si ricordi che dicendo continuamente no al nucleare diciamo di sì, è vero, a un ipotetico e futuribile futuro rinnovabili, ma contemporaneamente diciamo di sì a un sicuro e immediato presente al gusto di gas, olio combustibile e carbone. Non c’è da stupirsi che il no la nucleare sia quindi così be supportato sia in ambito delle industrie energetiche che dalla politica.
E questa non è dietrologia, solo evidenza dei fatti.

Mi avvio a chiusura con una doverosa precisazione: se il lettore è ancora scioccato, stupito e incredulo dalla mia affermazione fatta sopra sulla pericolosità del caffè, allora devo delle spiegazioni.
Non sono di uscito di senno, ho solo esagerato, come si esagera con il nucleare.
E’ evidenza scientifica, infatti, che una dose di circa 20 grammi di caffeina sia sufficiente per uccidere un adulto medio nell’arco delle 24 ore.
Questa dose, come qualcuno di voi avrà intuito è molto alta, qualcosa come 200 tazzine di caffè.
Quindi, un interlocutore ipotetico direbbe, il caffè non ucciderà mai nessuno: non si berrebbero mai tanti caffè in un giorno solo!
2 o 3 espressi, più una lattina di cola e un tè, certamente non uccideranno: è una questione di dosaggio!

Esattamente, è proprio una questione di dosaggio.
Perché è così difficile accettare lo stesso principio per le sostanze chimiche o le radiazioni?

Autore: Luca Mauri

Prima di tutto un Geek e un Trekker, Luca Mauri lavora come IT Manager. Entusiasta della esplorazione spaziale e della scienza in generale. È un lettore vorace e un fotografo amatoriale. Fa parte della piccola schiera degli INTJ.

14 pensieri riguardo “Tempismo perfetto”

  1. Io ti posso solo spiegare perché ho votato SI. 25 anni fa ero troppo giovane per poter votare al precedente referendum sul nucleare ma se fossi stato maggiorenne avrei votato NO perché quella volta avevamo centrali nucleari già attive e le alternative erano molto più costose e meno efficienti.

    Siccome siamo in Italia abbiamo voluto farci del male da soli sprecando gli investimenti fatti sul nucleare per acquistare dall’estero elettricità prodotta da centrali nucleari. Se oggi partisse un nuovo progetto per la costruzione di una centrale nucleare italiana quanti anni ci vorrebbero per attivarla? Sono ottimista e dico 20 anni.

    Innanzitutto nel 2031 quanto costerà l’uranio? Ricordiamo che non è un elemento comunissimo. Nel frattempo quali progressi avranno raggiunto le energie alternative?

    Aggiungo che tra le tante opinioni lette nelle ultime settimane c’è quella che riguarda l’ammodernamento della rete elettrica nazionale. Purtroppo adesso non trovo un link ma la sostanza di quella tesi è che la rete elettrica italiana è vecchia e inefficiente per cui parte della corrente si perde per strada. Un investimento per rendere la rete più moderna, ovvero anche del tipo smart-grid, porterebbe ad avere più elettricità fruibile dagli utenti finali di una centrale nucleare con una spesa minore e in minor tempo. Ovviamente tutto ciò andrebbe verificato adeguatamente ma mi pare una tesi da approfondire.

    In realtà sarebbe interessante studiale le opzioni riguardanti possibili centrali nucleari al torio ma siamo in Italia e da tempo abbiamo deciso che l’innovazione è una brutta cosa per cui invece di arrivare là dove nessuno è mai giunto prima ci limitiamo a strisciare là dove tutti sono già stati per raccattare le briciole… 🙁

  2. In Italia gli ospedali vengono costruiti con la sabbia al posto del cemento. In zone sismiche.
    Non credo che le centrali nucleari siano compatibili con questo paese, l’Italia è troppo disorganizzata e in mano alla mafia per poter rischiare di costruide delle infrastrutture così pericolose.

  3. Bellissimo articolo che condivido in pieno.
    Io non ho votato e non ci andrò.

    Vorrei aggiungere che riguardo le centrali nucleari di nuova generazione, ci sono dei “meccanismi” che cambiano radicalmente la sicurezza:

    – sono fatte per spegnersi (separazione delle barre della reazione), a meno che non si intervenga ciclicamente per mantenere la reazione attiva… un pò come il “pedale” dei treni che va premuto per non far fermare il treno.

    – il combustibile delle centrali di nuova generazione ha un decadimento di circa 200 anni contro le migliaia di anni di quello delle vecchie centrali. E non solo i residui delle vecchie centrali possono essere usati come combustibili delle nuove centrali. Insomma un modo vantaggioso per liberarsi delle vecchie scorie è usarle nelle nuove centrali.

  4. Ottimo articolo, condivido in pieno le tue parole e le tue riflessioni anche se purtroppo viviamo in un paese che andrà a votare per emotività o per dedizione al proprio partito politico.. Di questo passo l’Italia sarà sempre il fanalino di coda dell’Europa..

  5. Massimo Luciani :
    Io ti posso solo spiegare perché ho votato SI. 25 anni fa ero troppo giovane per poter votare al precedente referendum sul nucleare ma se fossi stato maggiorenne avrei votato NO perché quella volta avevamo centrali nucleari già attive e le alternative erano molto più costose e meno efficienti.
    Siccome siamo in Italia abbiamo voluto farci del male da soli sprecando gli investimenti fatti sul nucleare per acquistare dall’estero elettricità prodotta da centrali nucleari. Se oggi partisse un nuovo progetto per la costruzione di una centrale nucleare italiana quanti anni ci vorrebbero per attivarla? Sono ottimista e dico 20 anni.
    Innanzitutto nel 2031 quanto costerà l’uranio? Ricordiamo che non è un elemento comunissimo. Nel frattempo quali progressi avranno raggiunto le energie alternative?
    Aggiungo che tra le tante opinioni lette nelle ultime settimane c’è quella che riguarda l’ammodernamento della rete elettrica nazionale. Purtroppo adesso non trovo un link ma la sostanza di quella tesi è che la rete elettrica italiana è vecchia e inefficiente per cui parte della corrente si perde per strada. Un investimento per rendere la rete più moderna, ovvero anche del tipo smart-grid, porterebbe ad avere più elettricità fruibile dagli utenti finali di una centrale nucleare con una spesa minore e in minor tempo. Ovviamente tutto ciò andrebbe verificato adeguatamente ma mi pare una tesi da approfondire.
    In realtà sarebbe interessante studiale le opzioni riguardanti possibili centrali nucleari al torio ma siamo in Italia e da tempo abbiamo deciso che l’innovazione è una brutta cosa per cui invece di arrivare là dove nessuno è mai giunto prima ci limitiamo a strisciare là dove tutti sono già stati per raccattare le briciole…

    Quoto, se fossimo stati lungimiranti e coscienziosi a quest’ora avremmo ammortizzato le centrali costruite e saremmo al primo posto come “sviluppatori” di tecnologie per l’energia da fonti rinnovabili.
    Avremmo beneficiato di un esercito di cervelli importanti, avremmo sfruttato bene le risorse … avremmo … avremmo…
    Ma in un paese che non mette un briciolo di impegno nella ricerca, lascia l’istruzione allo sbando, fa della corruzione il proprio vessillo link, il nucleare è un giocattolone troppo pericoloso.
    Non lo possiamo gestire, non siamo abbastanza maturi, forse in un futuro, chissà l’Italia potrebbe diventare la culla del nuovo rinascimento e potersi permettere anche dei “rischi” ma ora… no… proprio no…

  6. Io vorrei spiegare le ragioni del mio SI. E non sarò breve! 😉

    Nessuno, e dico NESSUNO può affermare che le centrali nucleari siano sicure.
    E il perchè è banale. Non-si-possono-spegnere (anche se qualcuno dice di si… sono solo balle).

    Ora, un ingegnere che costruisce una centrale, si baserà su una normativa e quindi si atterrà a vari modelli matematici che servono a simulare varie situazioni che vanno dalle forze statiche fino ai terremoti.

    Ma se è tutto così perfetto, allora che è successo ad esempio in Giappone? La centrale strutturalmente(sembra) che abbia retto al terremoto, ed era un terremoto così forte, che forse qui in Italia non vedremo mai. Ebbene, è successo quello che nella suddetta normativa non c’era scritto, ovvero che ci potesse essere anche uno tsunami di proporzioni bibliche che mettesse ko i sistemi di raffreddamento di riserva. E puff, d’incanto tutte le certezze dei vari Chicco Testa & brothers vanno in fumo.

    E a una ipotetica centrale italiana cosa potrebbe accadere anche se costruita a regola d’arte? Io non lo so e non ve lo può dire NESSUNO, che è il motivo per il quale nessuna e dico NESSUNA assicurazione, avrebbe il coraggio di assicurarne una.

    Ragazzi le cose a volte sono più semplici di quello che sembra. A volte invece sono terribilmente complesse e troppe variabili rendono le previsioni impossibili.

    In Italia cadono ospedali e scuole, con terremoti ridicoli, le case vengono costruite su aree alluvionabili e parliamo quindi di eventi tragici ma che nel caso peggiore porteranno al massimo a centinaia di morti. Qua parliamo di qualcosa di molto più grosso… Con morti, contaminazioni e aree di centinaia di km a cui non si potrà più accedere… Ne vale la pena?

    ps: e non mi parlate di gas, carbone, biomasse, petrolio etc etc. So che ora puzzano, inquinano e a modo loro uccidono, ma queste tecnologie tra 20 anni magari verranno rimpiazzate da qualcosa di più efficiente ed ecologico. Potranno essere dismesse e senza tenerci la patata bollente del nucleare per secoli vicino casa…

  7. Sinceramente, c’è un limite alla coggiutaggine che io mi sento di poter perdonare a chicchessia, che porta avanti idee sbagliate solo in ossequio evidentemente ad un mal riposto spirito di coerenza.
    E tu, sincenramentee, questo lite lo hai ampiamente superato.
    Ad esempio: hai il coraggio di ipotizzare che Fukushima non sia un disastro ambientale?!?!
    Discetti di milli- e micro-sievert e di radioattività ddi fondo, dimenticando che a Fukushima ormai siamo agli ETTO-sievert!
    TRE noccioli in fusione: il peggior disastro che possa capitare in assoluto su una centrale nucleare, moltiplicato per tre.
    Già, certo, nessuno si può avvicinare, quindi non possiamo sapere con certezza cosa succede, vero? Ed occhio non vede, cuore non duole…
    Beh, ci vorrà probabilmente ancora qualche mese, prima che il materiale fuso raggiunga la falda, dando così origine al primo geyser radioattivo del mondo… il Giappone sarà anche in ginocchio, ma si potranno tirar su con il turismo: “vedi Fukushima e poi muori”…

  8. Ah, inoltre vedo che non hai perso il vizio di citare la IAEA come fonte “attendibile ed autorevole”.
    La stessa IAEA che al primo aprile usavi come fonte per rassicurare sul fatto che a Fukushima non è successo nessun patatrac (sic!)
    La stessa IAEA che rassicurava, pur sapendo che tre noccioli erano già in fusione al termine del QUARTO GIORNO dal disastro…
    Spiacente, ma con questo fatto la IAEA ha perso tutta l’autorevolezza e l’attendibilità di cui è ingiustamente ammantata.

  9. Daniele Pinna :

    – il combustibile delle centrali di nuova generazione ha un decadimento di circa 200 anni contro le migliaia di anni di quello delle vecchie centrali. E non solo i residui delle vecchie centrali possono essere usati come combustibili delle nuove centrali. Insomma un modo vantaggioso per liberarsi delle vecchie scorie è usarle nelle nuove centrali.

    Sai che vantaggio!
    considerato che il combustibile esausto, per diventare non dico inerte, ma comunque non troppo pericoloso, deve superare dieci emicicli, con un emiciclo di due secoli significa che si potranno manipolare con (relativa) sicurezza le scorie dopo 2000 anni.
    Ovvero oggi potremmo pensare di trattare le scorie generate sotto Ponzio Pilato…

  10. …infatti, perchè Ponzio Pilato se ne lavò le mani.

    Ho detto SI all’abrogazione del Nucleare perchè non lo vedo gestibile sopratutto nel nostor paese. La ricerca però è con l’acqua alla gola.

  11. Umberto Veronesi (PD) ha detto che era pronto a dormire con le scorie nucleari in camera da letto. Io avrei votato no al referendum sul nucleare se l’avesse fatto davvero insieme i suoi sette figli e numerosi nipoti. Mi domando solo perche’ non l’ha fatto sul serio. A sparare cretinate in TV sono bravi tutti.

  12. Luigi R. Viggiano :
    Umberto Veronesi (PD) ha detto che era pronto a dormire con le scorie nucleari in camera da letto. Io avrei votato no al referendum sul nucleare se l’avesse fatto davvero insieme i suoi sette figli e numerosi nipoti. Mi domando solo perche’ non l’ha fatto sul serio. A sparare cretinate in TV sono bravi tutti.

    infatti… -_-

    ed è proprio la malafede di questa gente che ha affondato il nucleare…

  13. Quindi, un interlocutore ipotetico direbbe, il caffè non ucciderà mai nessuno: non si berrebbero mai tanti caffè in un giorno solo!
    2 o 3 espressi, più una lattina di cola e un tè, certamente non uccideranno: è una questione di dosaggio!

    Esattamente, è proprio una questione di dosaggio.
    Perché è così difficile accettare lo stesso principio per le sostanze chimiche o le radiazioni?

    Non ero arrivato a leggere il post fino in fondo e, sinceramente, mi era sfuggita questa autentica castroneria.
    Il parallelo radiazioni/caffeina è sbagliato e fuorviante.

    La caffeina è una sostanza organica, metabolizzabile dall’organismo entro certi limiti. I problemi nascono quando si superano questi limiti, giustamente.

    Invece un’irradiazione, concettualmente, è più vicina alla roulette russa: se mi faccio irradiare, c’è una certa probabilità che UNA particella colpisca UN nucleo di UNA mia cellula, e che succeda un patatrac. Insomma, è come giocare alla roulette russa, solo che il tamburo del revolver ha un miliardo di colpi, e solo uno è carico. Quindi, la probabilità che succeda qualcosa è bassa… ma esiste.
    Raddoppio l’irraggiamento: due colpi, su un tamburo di un miliardo.
    Lo decuplico, lo centuplico… quand’è che il rischio diventa “eccessivo”? In realtà, la possibilità che mi succeda “qualcosa” c’è sempre, cambia solo la probabilità.
    La aumento, e posso anche arrivare alle stesse probabilità della roulette russa: una su otto.
    Significa che, statisticamente, se otto persone giocano alla roulette russa, sette sopravvivrano, ed una finirà all’obitorio. Ma i sette superstiti non possono permettersi di dire che non si tratti di un gioco pericoloso (oltre che scemo).
    Lo stesso per le radiazioni: ad un certo irraggiamento, a diecimila persone non succederà nulla, ed una si beccherà la leucemia (o peggio).
    La differenza tra caffeina e radiazioni è proprio questa:
    – se un miliardo di persone assumono un milligrammo di caffeina ciascuna, nessuno per questo avrà problemi
    – se un miliardo di persone si fanno irradiare con una certa dose bassa di radiazioni, 999.999.999 non avranno conseguenze, ed una invece ci rimetterà la buccia in conseguenza di questa irradiazione “innocua”.

  14. Se a qualcuno Fukushima fosse venuta a noia: nel nebraska che, dopo un incendio, è finita ammollo.
    Nulla di cui preoccuparsi, intendiamoci: nessun rilascio di materiale nucleare, eh!
    Certo, è sotto due metri di acqua, gli impianti di raffreddamento non funzionano, e l’acqua si sta scaldando… ma cosa vuoi che sia!
    http://www.youtube.com/watch?v=uzj6tv32guo
    (noto che tutti i giornali ne parlano!)

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